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A fior di labbra

27 Mar

All’origine fu il bacio della mamma. Stretti fra le sue braccia subito dopo aver abbandonato il caldo grembo dove vivevamo in solidaria. Dopo il primo, non abbiamo avuto più pace, papà, nonne, zie, fratellini e chi più ne ha più ne metta. Baci secchi, baci umidi, baci pungenti come quelli di alcune vecchie signore che con il passare degli anni avevano rinunciato alla ceretta. Baci soffici come quelli di alcuni papà che pur di non rischiare di irritare la tenera pelle dei propri bambini rinunciavano al rasoio e seguivano il rigonfiamento della pancia dell’ amata con la lenta crescita di una morbida barba. Da bambini ci hanno baciato dappertutto, piedini, manine, culetto, cosce cicciottelle, collo paffutello e questo ha contribuito a sviluppare le zone erogene che in età adolescenziale abbiamo riscoperto. Personalmente galeotto fu il gioco della bottiglia, cominciammo con il bacio sulla guancia per poi degenerare con il bacio viola nelle parti basse, introdotto da qualche furbetto che aveva già scoperto i film porno. Da lì in poi un fiume di baci, una pratica quotidiana che non stanca mai.

L’osculazione, termine appropriato per parlare seriamente di baci, ha un origine tanto remota quanto ancora inesplicabile. I bonobo, le più amorose delle scimmie antropomorfe, per risolvere i conflitti nella loro società governata dalle femmine usano più spesso il bacio che l’aggressione (e sono stati visti baciarsi  e darsi morsetti anche per 12 minuti di fila). Nonostante il bacio sia un atto naturale tra i nostri cugini primati, nella società umana ha subito evoluzioni differenti. Nell’antichità ad esempio non aveva una connotazione strettamente erotica e veniva scambiato sulla bocca anche tra gli uomini.  Una pratica ancora in auge in epoca contemporanea in Russia. Come poter dimenticare il bacio tra Leonid Breznev e il leader tedesco orientale Honecker che fece il giro del mondo e finì su un pezzo del muro di Berlino grazie all’artista russo Dmitry Vrubel  ad imperitura memoria?

Il più famoso bacio alla francese, ad esempio sembra non essere stato inventato dai francesi. Nella lingua dell’Esagono infatti questo tipo di bacio è chiamato embrasser avec la langue (letteralmente, baciare con la lingua) o la versione slang rouler une pelle, oppure rouler un patin (letteralmente, far girare un pattino); anticamente, si diceva paradossalmente baiser florentin (bacio alla fiorentina). Ma è certo che la paternità di questo bacio sensuale non spetti neanche ai concittadini di Dante visto che già alcuni testi vedici indiani del 1500 a.C. descrivono l’atto di odorar la bocca ( Atharaveda) e riferiscono che il “giovin signore lecca ripetutamente la giovane donna” (Rgveda).

Insomma che siano affettuosi, passionali, amichevoli, sensuali o erotici l’invito è sempre quello che Catullo espresse nella più bella delle poesie liriche d’amore : “Dammi mille baci”.

Viviamo, Lesbia mia, e amiamo

e non badiamo alle chiacchiere dei soliti vecchi troppo severi.

Il sole tramonta e poi risorge

ma noi, una volta che il nostro breve giorno si è spento

 dobbiamo dormire una lunga notte senza fine.

Dammi mille baci, poi cento

poi altri mille, poi cento ancora.

Quindi quando saremo stanchi di contarli, 

continueremo a baciarci senza pensarci

per non spaventarci e perché nessuno

nessuno dei tanti che ci invidiano

possa farci del male sapendo che si può

coi baci, essere tanto felici.

Catullo

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