Donne che parlano di sesso… in Libano

8 Dec
Le donne che parlano di sesso o che per lavoro se ne occupano sono spesso identificate con il lavoro stesso o con quello che dicono. “Se scrivi così bene di sesso devi essere un’ esperta in materia”, mi è stato detto recentemente. I giudizi non sono molto positivi neanche da parte femminile. “Da un po’ di tempo la tua bacheca è piena di articoli riguardanti il sesso – ha commentato una mia amica – non osavo cliccarci su perchè pensavo fosse un virus”.
Morale della favola: se ti occupi di certe cose in realtà è perchè le fai, in altre parole sei una poco di buono.
Se in Italia i commenti alla mia attività di blogger su materie sessuali è stata accolta in questo modo, non oso immaginare quanto coraggio abbia dovuto avere Sandrine Atallah, sessualoga libanese che conduce Lezim Taaref لازم تعرف – Dovresti sapere – un programma dedicato al sesso sulla LBC, la rete più importante della nazione.
Laureatasi presso l’università parigina René Descartes, Sandrine è stata una delle prime ad esercitare la professione di sessuologa a Beirut, nel 2007 .
“All’inizio quando davo il mio bigliettino da visita durante un incontro, le persone aggrottavano le sopracciglia o scoppiavano a ridere. Ma per fortuna il passaparola mi ha aiutata ed ora ricevo circa 6 pazienti al giorno. E soprattutto – ha aggiunto la bella dottoressa – dopo di me altri 4 sessuologi si sono lanciati nella mia stessa avventura”.
Il programma, in tv il lunedi sera da ormai un anno, ha raggiunto record d’ascolto incredibili sia in Libano che nel resto del mondo arabo, essendo visibile via internet al di fuori dei confini nazionali.  Per la prima volta si parla senza tabù di orgasmi, eiaculazione precoce, rapporti durante la gravidanza e posizioni che aiutano a raggiungere il piacere. Il tutto ovviamente affrontato da un punto di vista medico ma senza perdere quel pizzico di ironia che permette di trattare argomenti un po’ osé in paesi fortemente tradizionalisti.
Che la primavera araba stia sbocciando in Libano sotto forme meno violente e forse più strettamente culturali? Si direbbe una sottile rivoluzione femminista fatta dai media: il cinema di  Nadine Labaki (Caramel – E ora dove andiamo?), il progamma tv di Sandrine Atallah e il pamphlet di Joumana Haddad: “J’ai tué Schéhérazade: Confessions d’une femme arabe en colère”.
 Alla presentazione del suo romanzo nella versione non censurata nella capitale libanese, quest’ultima ha dichiarato: “Smettiamo di girare intorno alla questione e chiamiamo pene il pene”.
Una donna che non ama le falsità e che si scaglia soprattutto contro l’immagine di sottomissione e di pudore che i media occidentali danno delle donne arabe. “Dietro i clichés contemporanei di tchador, burqa e niqab, l’Oriente resta la culla dei più grandi scritti erotici della storia. Le Jardin parfumé, di Cheikh Nefzaoui (scritto nel 1530), ad esempio, farebbe arrossire gli occidentali più libertini.
E se lo dice una libanese c’è da crederci.
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